I vini speciali rappresentano un vasto gruppo
di prodotti caratterizzato da un elevato grado alcolico o zuccherino
oppure spumantizzati.
Si possono suddividere in diverse famiglie:
1) Vini Aromatizzati
2) Vini Spumanti
3) Vini Frizzanti
4) Vini Liquorosi
5) Vini Passiti
6) Cognac
7) Armagnac
8) Grappa
1)Vini Aromatizzati:
I vini aromatizzati (minimo 10°) partono da
un vino/mosto fermo al quale si aggiungono alcool, zucchero
o mosto, erbe o spezie aromatizzanti in giusta proporzione.
Il vino così ottenuto viene filtrato e chiarificato, e dopo
una maturazione di 6-12 mesi si imbottiglia.
Da non confondere con i vini aromatici, che
sono invece ottenuti da uve aromatiche (es.: Moscato, Gewurtztraminer,
ecc.).
All’interno di questa categoria si può citare
il Barolo Chinato, per cui si usa corteccia di china; il Vermouth
è il termine tedesco per l'assenzio e dà il nome al vino aromatizzato
sicuramente più conosciuto (Martini).
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2)Vini
Spumanti:
Gli spumanti sono vini speciali caratterizzati
dallo sviluppo di anidride carbonica all'interno della massa
liquida.La spumantizzazione può provenire da rifermentazione
naturale in bottiglia o recipiente oppure essere introdotta
artificialmente (6g/l di CO2 a 3 atm vini non DOC, 7g/l di CO2
a 3,5 atm vini DOC). Nel primo caso si parla di spumante naturale,
nel secondo di spumante artificiale.
Gli spumanti naturali sono prodotti con due
metodologie:
CHAMPENOIS O METODO CLASSICO:
Il termine Champenois è un'esclusiva francese
per il prodotto della regione Champagne che attribuisce il nome
anche al prodotto finale. Per questo motivo in Italia il sistema
di rifermentazione in bottiglia si definisce Metodo Classico.
Questo sistema dovrebbe essere stato ideato verso la metà del
1600 dal monaco Dom Perignon il quale decise di mescolare diversi
tipi di vini per esaltare le caratteristiche del prodotto finale.
Queste sono le fasi del processo di spumantizzazione:
§
Cuvée/Assemblage: vendemmia anticipata
per garantire un corredo acido che sia adeguato ai trattamenti
che dovrà subire il prodotto. Si possono utilizzare anche diverse
annate dello stesso vino per garantire un prodotto dalle caratteristiche
costanti nel tempo;
§
Liqueur De Tirage: per attivare la rifermentazione
viene aggiunto al vino il liquore di tiraggio, uno sciroppo
a base di lieviti, zucchero di canna (fino a 24g/bottiglia),
sali minerali, caseina e argilla (questi ultimi per facilitare
l'eliminazione delle fecce);
§
Imbottigliamento: il vino viene immesso
nelle bottiglie (champagnotte) che saranno a tutti gli effetti
i contenitori definitivi per la futura commercializzazione.
L'imbottigliamento avviene a tenuta stagna con tappi metallici
del tipo a corona che presentano all'interno una piccolo cilindro
di plastica, la bidule, che servirà a raccogliere meglio le
fecce;
§
Presa Di Spuma: il vino viene lasciato
rifermentare per 4 mesi in posizione orizzontale e per l'azione
dei lieviti sugli zuccheri si libera calore, si producono alcool
e CO2, ottenendo così uno spumante (bollicine piccole=qualità);
§
Maturazione: per almeno 12 mesi (es:
Franciacorta per 30 mesi), i lieviti oramai esausti o morti
si depositano sul fondo formando le fecce che gradualmente liberano
sostanze aromatiche nel liquido. Periodicamente le bottiglie
vengono scosse (sbancamento) per evitare che le fecce si incrostino
sulle pareti;
§
Rimescolamento: le bottiglie vengono poste
su appositi cavalletti, le pupitres, sui quali sono ruotate
ed inclinate periodicamente per veicolare le fecce verso il
collo entro 1-2 mesi; alla fine di questo periodo le bottiglie
si troveranno in posizione quasi verticale;
§
Sboccatura o Degorgement: bisogna eliminare
le fecce che si sono depositate sul tappo. I metodi sono due,
uno tradizionale, consistente nel togliere il tappo, liberare
la bottiglia dalle fecce e rapidamente raddizzarla per cercare
di non perdere troppo vino a causa della spinta dovuta alla
pressione interna (a la volée); oggi, invece, si immerge
la bottiglia in una soluzione refrigerante ( a -25°C), in modo
che la parte di vino contenente le fecce si congeli (a la
glace). Si stappa la bottiglia e si asporta il cilindretto
ghiacciato con le fecce;
§
Liqueur D'expedition (O Liqueur De Dosage):
si esegue la colmatura del liquido perso (5-20ml) con il degorgement,
utilizzando un'apposito sciroppo, il liqueur d'expedition, costituito
da vino/mosto/zucchero di canna che riporta a volume la bottiglia
ma soprattutto caratterizza il prodotto della singola casa.
Se non viene eseguita la colmatura lo spumante si definisce
pas dosé oppure nature (è obbligatorio per Moscato e Malvasia);
§
Chiusura (Bouchage Définitif): si tappa
la bottiglia con il tappo di sughero che in origine è un cilindro
perfetto e da questo momento assume la forma di fungo. A contatto
con il vino ci sono due rondelle di sughero più pregiato per
prevenire muffe e altro.
Le bottiglie sono conservate altri 2 mesi
prima di essere immesse sul mercato. Quando si stappa una bottiglia
più il tappo tenderà ad allargarsi e più il prodotto sarà fresco;
§
Vestizione (Habillage): si completa la
vestizione della bottiglia con la capsula sotto la gabbietta,
l'etichetta (anteriore) e la controetichetta (posteriore). L'etichetta
riporta principalmente: la dicitura blanc de blanc se fatto
con uve bianche, blanc de noir se fatto con uve nere; la data
di sboccatura espressa nella forma mese/anno, quadrimestre/anno,
semestre/anno, data precisa (in Italia si può dire obbligatorio,
in Francia nicchiano per ragioni di mercato...); la definizione
millesimato 'anno vendemmia' ,se si sono utilizzate uve dello
stesso anno di vendemmia anche se di vitigni diversi.
A seconda del residuo zuccherino il vino si
classifica come:
§
Brut: fino a 15 g/l di zucchero
§
Extra Dry: 12÷20 g/l di zucchero
§
Sec (secco): 17÷35 g/l di zucchero
§
Demi-Sec : 33÷50 g/l di zucchero
§
Doux (Dolce): oltre 50 g/l di zucchero
In Francia si producono vini speciali Champenois
nella Champagne con vitigni Pinot Noir, Chardonnay, Pinot Meunier
(del mugnaio, perché hanno molta pruina e i chicchi sembrano
infarinati).
In Spagna si adotta il metodo Cava o Tradicional.
In Catalogna si usano i vitigni Parellada, Xarel-Lo, Macabeo
(produzioni Cadorniu e Freixnet, più grandi al mondo).
In Italia le maggiori produzioni con metodo
classico provengono dall' Oltrepò Pavese con Pinot Nero, dalla
Franciacorta con Chardonnay e dall' Istituto Talento Metodo
Classico con Pinot Nero e Chardonnay. Questo Istituto, nato
nel 1995 per valorizzare e promuovere il prodotto italiano nel
mondo, ha rinunciato al termine spumante (troppo generico e
spesso associato anche a vini aromatici) per adottare il nome
“Talento”.
METODO CHARMAT:
Questo metodo di spumantizzazione permette
di ottenere spumanti che siano consumati in tempi rapidi. Questi
vini hanno aromi fruttati e molto freschi legati ai vitigni
di partenza. Rispetto al metodo classico la fermentazione avviene
in grandi recipienti (autoclavi) e le fasi successive (es.:
l’imbottigliamento) sono effettuate in condizioni isobariche
(cioé a pressione costante). Al momento della presa di spuma
si possono ottenere sia spumanti dolci che secchi. Per ottenere
vini aromatici la rifermentazione si interrompe quando il tenore
zuccherino ha raggiunto il grado voluto (si ottiene riducendo
di colpo la temperatura a -4/-5°C).
Le fasi di produzione si riassumono come segue:
§
Preparazione vino base, lieviti e travaso
in autoclave verticale: l'autoclave viene riempita con vino
base, zuccheri e lieviti (capacità 50.000 litri - 100.000 litri,
inox, con doppia parete per far circolare sostanze refrigeranti
e controllare la temperatura di fermentazione)
§
Rifermentazione: in autoclave tra 12 e
18°C. Se si vogliono mantenere gli aromi delle uve questo periodo
va dai 30 agli 80 giorni, se si vuole invece accentuare il bouquet
dovuto al contatto con le fecce si prolunga questa fase fino
a 12 mesi (Charmat lungo);
§
Travaso in autoclave orizzontale: una
volta spumantizzato il vino si può travasare isobaricamente
grazie a bocchette poste sopra il livello delle fecce. Si separa
il vino dalle fecce e si evita perdita di CO2;
§
Imbottigliamento: avviene in maniera
isobarica con filtrazione sterilizzante;
§
Tappatura: si può effettuare con tappi
in sughero (spumanti secchi) o anche in materiale plastico (spumanti
dolci).
Da notare che dopo la rifermentazione si può
anche ricorrere a procedimenti di centrifugazione, filtrazione,
refrigerazione, chiarificazione per avere una buona stabilità
ed ottenere il grado di limpidezza desiderato.
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3)Vini Frizzanti:
Quelli naturali riprendono le tecniche del
metodo Charmat, ma la rifermentazione è ancora più breve e la
pressione finale interna è inferiore (da 2 a 5 g/l di CO2 per
1-2,5 atm di pressione; i vini fermi o tranquilli arrivano fino
a 2 g/l di CO2 per circa 1 atm).
Quelli artificiali, invece, sono realizzati
con pompe che creano il vuoto e poi insufflano CO2 nei serbatoi,
preparando il vino per l'imbottigliamento.
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4) Vini Liquorosi:
I vini liquorosi vengono prodotti da un vino
base al quale si aggiunge una combinazione di alcool, mosto
concentrato, acquavite, mistella per aumentarne il titolo alcolometrico.
La gradazione alcolica di partenza è di almeno
12° mentre quella svolta finale va dai 16 ai 22°.
La concentrazione zuccherina è superiore ai
50g/l (40 per i vini secchi).
La mistella o sifone è una combinazione infermentescibile
di mosto, acquavite e zucchero con titolo alcolometrico dai
16 ai 22°.
Tra i prodotti
più
famosi si ricorda:
PORTO:
è il più famoso
e diffuso vino liquoroso conciato del Portogallo.
Lungo
la vallata del fiume Douro le forti escursioni termiche tra
il giorno e la notte concentrano gli zuccheri nelle uve, ma
lasciano inalterato il patrimonio acido (una buona presenza
di acido fa da inibitore alla fermentazione). La fermentazione
viene ulteriormente bloccata dall'aggiunta di acquavite locale
(aguardiente a 77°). Il vino ottenuto è trasferito vicino ad
Oporto, a Vila Nova de Gaja, dove si travasa in fusti e si lascia
invecchiare in botte (anche per decenni).
A
seconda della qualità delle uve e della permanenza nei fusti
il Porto è così classificato:
§
Blended: prodotto con vini di annate diverse;
§
Ruby: con poca permanenza nei fusti, dolce
e rosso rubino;
§
Tawny: con più permanenza nei fusti,
semisecco e rosso cupo;
§
Vintage: prodotto con vino pregiato della
stessa annata (millesimato), permane in fusto 2 o 3 anni. E’
un grande vino da consumare dopo almeno 20 anni e, una volta
stappato, non si conserva. Il gusto è quasi amabile, tra abboccato
e dolce;
§
Late bottled vintage (l.b.v.), invecchiato
4 o 6 anni in fusto e poi imbottigliato Esiste in versione bianco
e rosso, può essere dolce, secco, extra-secco. L'ultima grande
annata è stata il 1994.
La
diffusione del più famoso vino liquoroso italiano è da attribuirsi
al commerciante inglese John Woodhouse che nel 1773 riparò a
Marsala a causa di una tempesta. Avendo apprezzato il vino locale
decise di spedirne una partita in Inghilterra rinforzandola
con alcool etilico per farla resistere al viaggio. Nel 1832
furono i Florio i primi italiani ad occuparsi della produzione,
seguiti dai Rallo e dai Pellegrino.
Le
uve provenienti dai vitigni Grillo, Inzolia, Cataratto, Pignatello
ed altri subiscono i seguenti trattamenti:
§
vendemmia;
§
vinificazione in bianco: il vino viene
posto in contenitori da 3-400 litri, scolmi, nei quali inizia
la fermentazione;
§
concia: si aggiunge mosto cotto per avere
il tipo Ambra (Marsala grezzo), altrimenti mistella e mosto
concentrato per ottenere i tipi Fine e Superiore. Il grado di
dolcezza raggiunto è sicuramente influenzato dalla quantità
di mosto cotto aggiunto;
§
Alcolizzazione: in presenza della Guardia
di Finanza per raggiungere un titolo alcolometrico di 18-21°
si addiziona alcool etilico. In alcuni casi si esegue anche
l'aromatizzazione (es.: all'uovo);
§
Invecchiamento: il metodo fondamentale
è il soleras che consiste nel disporre le botti a caduta, in
maniera che si esegua il travaso di 1/3 del vino da quella superiore
alle due sottostanti.
Ogni
botte contiene vino di diverse annate per arricchire il prodotto
finale di aromi e profumi pregiati.
I
Marsala si distinguono per :
§
Colore: bianco, oro, ambra rosso, rubino;
§
Grado Zuccherino: SECCO fino a 40g/litro,
SEMISECCO 40÷100g/litro, DOLCE oltre 100g/litro;
§
Grado alcolico e invecchiamento: FINE
1 anno 17% alcol minimo, SUPERIORE 2 anni 18% alcol minimo,
SUPERIORE RISERVA 4 anni 18% alcol minimo, VERGINE e/o SOLERAS
5 anni 18% alcol minimo (senza mistella), VERGINE e/o SOLERAS
STRAVECCHIO (Riserva) 10 anni 18% alcol minimo .
Il
nome Madeira deriva dall'omonima isola a largo delle coste portoghesi.
La produzione è analoga a quella del Porto con la differenza
che il vino è sottoposto ad oscillazioni termiche fino ai 50°C
mediante stufe (estufas).Questa fase della lavorazione ha origine
dai viaggi eseguiti nei secoli scorsi durante i quali le navi
cariche di vino portoghese facevano rotta per le Americhe, attraversando
anche la linea equatoriale e sottoponendo il carico ad oscillazioni
termiche che al momento erano indesiderate ma che conferivano
al vino caratteristiche di pregio.
Per
vini Madeira con invecchiamento superiore ai 10 anni è proibito
il metodo soleras, cioè delle botti "a caduta" (cfr.
Marsala).
Il
miglior Madeira è millesimato.
In
ordine crescente di qualità si ha questa classificazione:
§
Sercial Verdelho Bual: meno dolce, fumé;
§
Malmsey: dolce, ambra scuro.
Lo
Sherry è un vino liquoroso che si produce in Andalusia (Spagna)
nei pressi di Cadice, precisamente a Jerez de la Frontera.
La
lavorazione è simile ad un vino normale con la differenza che
le uve vengono fatte un po' appassire e si aggiungono lieviti
"filmogeni". Questi microrganismi producono un mantello
in superficie, il "velo de flor", che protegge il
vino da fenomeni ossidativi e allo stesso tempo rilascia aromi
particolari precipitando sul fondo.
La
tecnica di invecchiamento è la "soleras" (cfr.Marsala).
Classificazione:
§
Fino: mai di grandissimo impatto perché
gioca tutto sulla finezza e l’eleganza dei profumi ed è un vino
secco;
§
Amontillado: così chiamato perché le uve
vengono tratte da una piccola zona chiamata Montilla. Si tratta
uno sherry più grasso e potente prodotto anche in versione meno
secca, un po’abboccata;
§
Manzanilla:
secco, delicato e pallido;
§
Oloroso: prodotto
particolarmente pregiato dai profumi molto intensi. I migliori
sono quelli secchi;
§
Palo Contado: ormai raro. Normalmente
rappresenta la riserva che le case si scelgono con le migliori
uve spesso anche surmaturate.
5)Vini Passiti:
I vini passiti sotto l'aspetto legale non sono
vini speciali poiché non si ricorre all'aggiunta di mistelle.
Si ottengono per appassimento delle uve che può essere naturale
o artificiale:
§
Naturale: con i grappoli ancora sulla
vite si sottopone l'uva a sovramaturazione (vendemmia ritardata)
per indurre una concentrazione maggiore di zucchero (es.: Aleatico).
Alcune produzioni come i Sauternes ed il Tokaji
ungherese si ottengono da uve "botritizzate", cioè
attaccate dalla muffa nobile Botrytis Cinerea che apporta trasformazioni
all'interno dell'acino e lo arricchisce di un corredo aromatico
pregiato.
Un altro vino pregiato è il Picolit del Friuli
le cui uve subiscono la cosiddetta "acinellatura",
cioè un aborto floreale che riduce la presenza di acini sul
grappolo ad un rapporto 5/30. Rispetto alle bacche rimaste la
linfa è quindi più del necessario.
Esistono infine gli Ice-Wine prodotti da vitigni
presenti in regioni in cui la temperatura invernale scende gradualmente
fino a -7°C e solidifica l'acqua nell'acino.
§
Artificiale: si realizza la vendemmia
un po' anticipata e si pongono i grappoli ad appassire al sole
(es.: Greco di Bianco, Anghelu Ruju) per elevare la concentrazione
zuccherina facendo evaporare l'acqua, oppure su graticci durante
le stagioni fredde ( l'Amarone che non è zuccherino ma secco
perché i lieviti consumano lo zucchero e portano la gradazione
alcolica a 15-16°, la Malvasia, il Torcolato). Per alcune produzioni
la vinificazione avviene addirittura durante la settimana santa
(da qui il nome Vin Santo di Toscana).
La vinificazione è in bianco, piuttosto lenta
perché realizzata a basse temperature in modo da non provocare
alterazioni del patrimonio aromatico. Il vino è considerato
maturo nel giro di 3-5 anni. Per alcuni vini passiti esiste
la possibilità di addizionare alcool o mosto concentrato: in
questo caso si parla di Vino Passito Liquoroso (es.: Caluso)
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6)Cognac:
Il Cognac è un'acquavite di vino AOC.
Siamo intorno alla città di Cognac nella regione
della Charente, un dipartimento 130 km a nord di Bordeaux suddiviso
dal 1938 in 6 cru di produzione; queste zone sono disposte a
cerchi concentrici intorno alle città di Cognac e Jarnac e si
distinguono in base al calcare del terreno ed al clima.
L'uva alla base di questo distillato è l' Ugni
Blanc (al 90%, sono però marginalmente utilizzate anche la Folle
Blanche e la Colombard), simile al Trebbiano e prodotto appositamente
per la distillazione.
La vinificazione in bianco dà vini di 8° alcolici
i quali vengono distillati entro il 31 marzo successivo alla
vendemmia. La distillazione è discontinua, cioè svolta in 2
fasi con l' alambicco charentais: il vino viene preriscaldato
e poi raffreddato ottenendo una prima separazione delle sostanze
più volatili e pregiate. La vera e propria distillazione avviene
dopo 12 ore utilizzando il "cuore" della 1ª distillazione
(62% del totale) ed ottenendo un'acquavite chiara e aromatica
con 65-72° alcolici.
Il passo successivo è la maturazione in legno
che avviene esclusivamente in barrique di quercia di Limousin
da 350 litri. Il distillato subisce una profonda trasformazione
delle caratteristiche organolettiche ma soprattutto una forte
riduzione di volume (circa il 2,5% annuo): il liquido evaporato
si chiama "part des anges", la parte degli angeli.
La maturazione in legno (max 60 anni) è seguita dal maitres
de chai, il mastro di cantina, che provvede all'assemblaggio
delle acqueviti di varie annate per ottenere un Cognac equilibrato
così come lo conosciamo. Il mastro inoltre provvede ad un taglio
dell'acquavite con acqua distillata per portare progressivamente
la gradazione alcolica a circa 40°. Una particolare caratteristica
dei luoghi dove le botti sono conservate, è data dal colore
grigio scuro delle pareti e dei tetti provocato da un fungo
microscopico chiamato "Torula Coniacensis".
In base al gusto personale, il Cognac può essere
consumato giovane oppure invecchiato oltre i 30, 40 o addirittura
50 anni. Superata la soglia dei 60 anni, se mantenuto nelle
botti di legno, può perdere le caratteristiche che lo rendono
così particolarmente unico, per assumere un sapore amaro e sgradevole.
I Cognac stravecchi vengono infatti travasati in damigiane chiamate
"bonbonnes" che verranno conservate in locali chiamati
"Paradis".
Tra i nomi più importanti nella produzione
del Cognac occupa un posto rilevante la maison Hennessy le cui
origini in Francia risalgono al 1700, quando Richard Hennessy,
capitano della Brigata irlandese agli ordini di Luigi XV, giunse
a Cognac per motivi militari e, affascinato dalla bellezza del
territorio, decise di stabilirvisi. Il suo interesse per il
vino ed per il commercio rimanevano però di primaria importanza.
I suoi discendenti, nei secoli successivi, non hanno tradito
le sue volontà. L'azienda gode attualmente di enorme successo
grazie appunto alla dedizione e all'esperienza in questa attività
che dura da lunghissimi anni. La Maison Hennessy ha inventato
infatti l'XO già molto tempo prima del suo utilizzo come termine
ufficiale. Tra le etichette più importanti della Maison Hennessy,
oltre alla XO che sta ad indicare un assemblaggio di oltre cento
diverse acqueviti delle migliori zone, con invecchiamento anche
superiore a cento anni, troviamo la Paradis, la Richard Hennessy,
la Hennessy Private Reserve 1873, nato per esclusivo uso privato
dei componenti della famiglia o per amici ed ospiti importanti,
risultato di uve coltivate esclusivamente nella Grande Champagne,
viene oggi riproposto con la ricostruzione della stessa combinazione
di acqueviti con le quali il prodotto venne creato nel 1873.
Altri protagonisti del mondo del Cognac, sono
Martell, Hine senza assolutamente tralasciare i nomi locali
di Remy Martin, Courvoisier, Otard.
In base all'età delle acqueviti che li compongono,
i Cognac vengono classificati in diverse categorie:
§
"Trois Etoiles" (Tre Stelle), "VS"
(Very Superior):l'acquavite più giovane che concorre all'assemblaggio
per la produzione di questo Cognac, dovrà avere almeno 30 mesi;
§
"VSOP" (Very Superior Old Pale),
"VO" (Very Old), Réserve :l'acquavite più giovane
dovrà avere almeno 4 anni e mezzo;
§
"Napoléon", "XO" (Extra
Old"), "Grande Réserve": si tratta di Cognac
di qualità eccelsa, dove l'invecchiamento ha agito profondamente
sulle caratteristiche organolettiche, rendendone il gusto estremamente
equilibrato. L'acquavite più giovane che concorre all'assemblaggio
dovrà avere almeno 6 anni e mezzo.
L'assemblaggio di acqueviti, la cui provenienza
per almeno del 50%, è dei territori della Grande Champagne e
Petite Champagne, dà origine ad un distillato che viene definito
Fine Champagne.
La temperatura ideale per servire il Cognac
è tra i 20° e i 22°.
Il bicchiere a tulipano che si restringe verso
il bordo sprigionando un infinità di profumi, è sicuramente
quello più adatto per il consumo di questo prodotto.
La sua degustazione si accompagna molto bene
con praline di cioccolato, anche se, un abbinamento ideale può
rivelarsi quello con i sigari...un'unione armonica per chi vuol
concedersi una pausa per rilassarsi o meditare.
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7)Armagnac:
Leggermente a sud di Bordeaux, a circa 150
km, troviamo l' Armagnac. Sono tre le zone di produzione, che
si distinguono per le caratteristiche geologiche del terreno,
più o meno ricco di silicio: Bas Armagnac, Haut Armagnac
e Armagnac Tenareze.
L'Armagnac è il più antico distillato di Francia,
risalente almeno al XII secolo.
Il vino bianco di partenza ha un grado alcolico
non elevato intorno agli 8-9° e si ottiene principalmente da
uve Ugni Blanc (ma i disciplinari ammettono in misura minore
anche Folle Blanche, Colombard, Bacco, Mauzac, ecc.). Si procede
alla distillazione continua con l'utilizzo del classico alambicco
armagnaçais, che viene alimentato senza interruzione con il
fermentato e attraverso le colonne a piatti e le campanelle
veicola le parti più volatili verso la destinazione finale.
L'acquavite che si ottiene va dai 58 ai 63° alcolici (in alcuni
casi si procede anche ad una distillazione discontinua con l'alambicco
charentais ottenendo un'acquavite maggiormente alcolica, ~70%).
La maturazione dell'acquavite avviene in botti di quercia da
400lt, ed il mastro cantiniere provvede negli anni ad abbattere
il grado alcolico con aggiunta di "petit eaux" (miscela
di acqua purissima + acqueviti da 20°) fino a ridurlo a 40-48°.
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8)Grappa:
L'acquavite di vinaccia nasce in Italia, più
propriamente in alcune regioni del nord dove gli inverni rigidi
e la fatica dei contadini nei campi, dei minatori e di uomini
che lavoravano duro nelle fabbriche trovava un minimo di consolazione
dietro quel "bicerin" di branda in Piemonte, di graspa
in Veneto, sgnape o sgagne in Friuli. Nonostante la sua plurisecolare
popolarità in diverse regioni, questa bevanda, purtroppo, a
causa delle sue origini povere, è rimasta a lungo nell'ombra.
Il fatto che si ottenga dalla distillazione delle vinacce, da
sempre considerate lo scarto nel processo di produzione del
vino, ha fatto sì che la grappa fosse esclusa dai salotti delle
classi colte e ricche che preferivano la distillazione del vino,
in quanto ritenuto più nobile. Prodotta principalmente per il
consumo locale, è appartenuta per lunghi anni a quella che
era considerata insieme alla pizza e al baccalà, una specialità
popolare, anche se, l'invenzione di questa bevanda non può essere
completamente attribuita al nostro paese poiché la sua origine
è incerta. Alcune versioni ne attribuiscono la paternità ad
un medico alchimista del 1300, Arnaldo da Villanova che curò
con "l'acqua d'oro" i malanni del Papa Bonifacio VIII,
in vista del Giubileo. Altre invece, attribuiscono l'invenzione
della Krappa al popolo dei Burgundi che arrivò in Friuli intorno
al VI secolo dopo Cristo e mise a punto la tecnica della distillazione
delle vinacce già sperimentata nel loro paese con le mele. In
ogni modo gli italiani hanno ben saputo sfruttare queste tecniche
che sono state tramandate di generazione in generazione fino
ad aver ottenuto un prodotto che da ormai diversi anni si è
liberato di quei vecchi panni di "parente povero"
ed è pronto, per qualità ed eleganza a fronteggiare gli altri
distillati.
Il Regolamento UE stabilisce che, dal maggio
1989, la grappa è "unicamente l'acquavite di vinaccia prodotta
in Italia". La legge esclude inoltre l'impiego di liquidi
ricavati dalla spremitura del lavaggio e dalla "vinellazione"
ossia l'aggiunta di acqua alle vinacce. Il termine generico
di vinacce include oltre alle bucce, i raspi ed i vinaccioli.
Questi ultimi due elementi vengono però esclusi nella distillazione
per l'ottenimento della grappa. Parlando quindi di vinacce per
la produzione di grappa, si intende solamente la sua parte nobile,
ossia quella costituita dalle bucce degli acini dell'uva. Pertanto
possiamo parlare di : vinaccia vergine, nel caso provengano
dall'uva fresca ammostata o di vinaccia fermentata, nel caso
in cui le bucce vengano estratte dopo la vinificazione.
Esiste uno stretto legame tra un buon vino
ed una buona grappa. Il primo infatti si otterrà con una pressatura
soffice e, di conseguenza, le vinacce ricche di alcol e di zuccheri,
daranno origine ad una grappa di qualità. Nel caso di produzione
industriale di grappa, si procede all'insilamento, che consiste
nella conservazione delle vinacce in grandi contenitori di cemento.
Lo scopo di tale procedimento è quello di poter produrre grappa
per quasi tutto l'anno ma tali operazioni non trovano riscontri
al livello della qualità del prodotto. L'alambicco è lo strumento
che permette l'estrazione dell'acquavite dalle vinacce tramite
la distillazione. Questo può essere continuo o discontinuo.
L'alambicco continuo, la cui origine è americana, è stato introdotto
in Italia una cinquantina d'anni fa per la produzione di distillati
in quantità industriali. Questo strumento permette la separazione
del cuore dalle teste e dalle code, che avviene tramite un serbatoio
entro il quale passa il vapore alcolico che alimenta a ciclo
continuo le colonne di distillazione. Le teste hanno un punto
di ebollizione inferiore a quello dell'alcol; sono costituite
da sostanze volatili che conferiscono un sentore acetoso alla
grappa e pertanto vanno eliminate. Le code tendono invece a
conferire alla grappa un gusto pungente. Le troviamo nell'ultima
parte della distillazione e vengono anch'esse eliminate. Il
cuore, detto anche buon gusto è il risultato finale di questo
processo. Nel caso di alambicco discontinuo sarà necessario
l'intervento dell'uomo che procederà al termine di ogni "cotta",
così definita in gergo la trasformazione del liquido in vapore
e successiva ricondensa in liquido, a separare il cuore dalla
testa e dalle code, e a caricare l'apparecchio per ripetere
l'operazione nuovamente. Le vinacce, nell'apparecchio discontinuo,
possono essere scaldate con fuoco diretto, a bagnomaria oppure
a vapore.Fuoco diretto e il bagnomaria vengono utilizzati soprattutto
nelle produzioni artigianali. Il primo consiste nell'alimentare
la caldaia direttamente con il fuoco che andrà a surriscaldare
il fermentato, mentre, nel secondo caso, il fuoco andrà a riscaldare
un'intercapedine, dentro la quale circola acqua oppure vapore,
che è posta tra la fonte di calore e la caldaia. A differenza
di questi due metodi, quello a vapore sfrutta il vapore generato
da un'apposita caldaia che viene poi condotto direttamente nel
fermentato tramite apposite tubazioni oppure tramite serpentine
che sono immerse nel liquido da distillare. Il riscaldamento
a vapore viene utilizzato soprattutto per la produzione di elevate
quantità.
L'ecosistema, ossia l'insieme dei fattori
quali il clima, il terreno, il sistema di coltivazione ed il
vitigno che contribuiscono all'ottenimento del prodotto finale
che è appunto l'uva, nonché il vino, ha la sua fondamentale
importanza anche nella produzione della grappa. Infatti quest'ultima
non è altro che la continuazione del processo di lavorazione
del vino e, proprio come per il vino, esistono infinite varietà
di grappe che possono essere classificate come segue:
§
Grappa giovane: per la loro trasparenza,
vengono anche definite "grappe bianche" e sono quelle
che vengono messe in bottiglia, pronte per il consumo, dopo
un periodo di sei mesi in contenitori di acciaio o vetroresina.
§
Grappa invecchiata: si definiscono tali
poiché subiscono il processo di affinamento in legno (almeno
sei mesi), sempre successivamente ad un passaggio in acciaio
per i primi sei mesi. A seconda del legno dove vengono contenute,
i colori della grappa si trasformano da bianco in paglierino
o addirittura ambrato
§
Grappa di vitigno: si ottengono dalla
lavorazione di vinacce provenienti da singoli vitigni come ad
esempio la grappa di Sauvignon, di Chardonnay, di Moscato e
tante altre. Sempre in base al tipo di vitigno con cui si ottengono,
queste possono essere aromatiche e non aromatiche.
§
Grappa aromatizzata: si ottengono aggiungendo
infusioni vegetali aromatizzanti che, oltre a rendere la grappa
un po' particolare, possono conferire proprietà "terapeutiche".
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