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PIEMONTE

Il Piemonte è una grande regione vitivinicola, la grande area vitivinicola è quella a sud della regione nelle province di Asti e Cuneo (Langhe, Roero, Monferrato). Con poche eccezioni i vitigni principali del Piemonte sono quasi tutti a bacca rossa:il NEBBIOLO, la BARBERA, il DOLCETTO. Il NEBBIOLO è la base dei grandi vini rossi, quelli con lungo invecchiamento, alcuni dei quali hanno anche la DOCG: GATTINARA e GHEMME a nord, BAROLO e BARBARESCO a sud. Nel triangolo formato da Biella Vercelli e Novara ci sono le DOCG GATTINARA, che al NEBBIOLO(che da queste parti si chiama SPANNA) uniscono la VESPOLINA (o UGHETTA) e la BONARDA, e la DOCG GHEMME sempre da uve NEBBIOLO più VESPOLINA e UVA RARA (dal grappolo molto spargolo). Altri Nebbioli con meno potenza e longevità sono nelle DOC BOCA, BRAMATERRA, LESSONA, SIZZANO, FARA e altre.BAROLO e BARBARESCO sono la punta di diamante della vitivinicoltura piemontese, entrambi prodotti nella zona delle Langhe intorno alla città di Alba. Il BARBARESCO è forse più leggero ed elegante mentre il BAROLO è più potente e concentrato. Tra le regole fondamentali di produzione c'è l'invecchiamento: il BAROLO deve invecchiare almeno 3 anni prima di uscire, il BARBARESCO almeno 2 anni, entrambi a partire dal 1° gennaio successivo alla vendemmia. Il BARBARESCO viene prodotto in tre comuni, Barbaresco, Treiso e Neive che forse è quello più noto per la produzione di alta qualit à. Il BAROLO è invece prodotto in numerosi comuni, i più importanti dei quali sono Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Monforte d'Alba, Serralunga d'Alba. All'interno della produzione del Barolo, forse la più grande concentrazione vitata che c'è in Italia, ci sono delle distinzioni non previste dalla legge ma che gli esperti conoscono bene. Ad esempio il Barolo che proviene dai comuni di La Morra e Barolo è meno longevo di quello di Monforte e Serralunga. Gli stessi vigneti all'interno dei comuni possono essere particolarmente prestigiosi e famosi e tutta una serie di denominazioni compare sulle etichette più prestigiose di Barolo e stanno ad indicare che quel vino è prodotto con le sole uve di quel vigneto. Negli anni '60 fu Angelo Gaja il fautore del riconoscimento dell'eccellenza di un singolo vigneto conSorì San Lorenzo e Sorì Tildin, usciti di recente dal disciplinare del Barbaresco per confluire nel LANGHE ("sorì" è un vigneto sempre assolato, esposto a mezzogiorno). In questi ultimi anni si è aperta una discussione, quasi una polemica, tra chi resta attaccato alla tradizione e chi cerca l'innovazione. La differenza fondamentale tra le due scuole di pensiero si trova sia nel sistema di vinificazione che nel sistema di maturazione in legno. I modernisti, detti "barolo boys", vogliono una macerazione delle bucce meno prolungata, quindi un'estrazione minore di sostanze tanniche e coloranti e vogliono l'uso di legno nuovo, barrique da 225 litri: risultano così dei vini meno aggressivi e di pronta beva, ma che forse saranno meno longevi. I tradizionalisti fanno un discorso diverso: vogliono estrarre tutto il possibile dalle uve ed evitare che il patrimonio polifenolico derivi principalmente dal legno. Si effettuano lunghe macerazioni delle bucce e si utilizzano botti più grandi e vecchie ottenendo un vino più longevo ma che avrà tannini più duri. Tra le zone emergenti c'è la DOC ROERO nella provincia di Cuneo, sempre a base NEBBIOLO ma anche BARBERA, con produttori giovani e moderni che giocano le carte dell'innovazione per potersi far notare sul mercato. Qui come nel resto della regione c'è un vitigno a bacca bianca che sta andando per la maggiore e sta avendo un discreto successo, l' ARNEIS, che dà vita a vini bianchi di un certo interesse. Un aneddoto vuole che il nome al vitigno sia stato dato da un viticultore il quale, girando per la zona del Roero tradizionalmente a bacca rossa, vide questo vitigno bianco e pare che esclamò: "ma cosa l'èst'arneis?" (ma che cos'è quest'affare?). La BARBERA è il vitigno più diffuso nella regione ma in particolare nella fascia delle Langhe. Ci sono DOC famose come la BARBERA D'ALBA e la BARBERA D'ASTI, ma anche piccole come laBARBERA DEL MONFERRATO oppure i COLLI TORINESI, che danno vini più bevibili e meno impegnativi. La BARBERA dà un vino ricco di acidità e con meno tannini, un vino che non ha una capacità di invecchiamento estrema nel suo patrimonio organolettico. Altro vitigno interessante per i risultati che sta dando è il DOLCETTO, molto diffuso in Piemonte e la sua caratteristica è quella di essere ricco di sostanze coloranti, di antociani, che danno una tonalità violacea al vino, ed è riconoscibile anche per i profumi vinosi. Rispetto alla Barbera ha minor acidità e ancor meno capacità d'invecchiamento, i vini sono da bere in un paio di anni. Questi vini della tradizione rossista piemontese sono suddivisi in 7 denominazioni: DOLCETTO D'ALBA, DOLCETTO D'ASTI, DOLCETTO DELLE LANGHE, MONREGALESI, DOLCETTO DI OVADA, DOLCETTO DI DIANO D'ALBA, DOLCETTO D'ACQUI, DOLCETTO DI DOGLIANI. In un panorama di vini rossi nel Monferrato compare un vino bianco di una certa importanza è il GAVI o CORTESE DI GAVI, una DOCG nella zona del comune di Gavi ottenuto da uva CORTESE (localmente COURTEIS). Il GAVI è un bianco secco leggero con un buon tenore di acidità, un discreto patrimonio olfattivo, e questa acidità lo sostiene a tal punto da tenere abbastanza bene 2-3 anni di invecchiamento. La base di CORTESE è anche adatta alla produzione di spumante Metodo Classico. Esistono altre DOC meno famose come la GRIGNOLINO DEL MONFERRATO CASALESE, un vino molto particolare da GRIGNOLINO e FREISA che ha poco colore tanto da sembrare un rosato quando lo si versa nel bicchiere, ma allo stesso tempo ha sia astringenza che acidità che lo rendono difficile da abbinare se non a piatti particolarmente grassi (es: lessi). Entrando nella vitivinicoltura astigiana troviamo un altro mondo rispetto ai grandi rossi piemontesi, una DOCG che rappresenta un fenomeno tutto italiano: l' ASTI . Contrariamente a quello che comunemente si pensa questo vino ha una grossa considerazione tanto darenderlo uno dei più esportati all'estero. E' uno spumante ottenuto da MOSCATO BIANCO a circa 7,5% di alcol e la sua peculiarità è che non ha bisogno dell'aggiunta di lieviti e zuccheri per la rifermentazione. Viene rifermentato utilizzando il filtrato dolce del Moscato, a basse temperature, e lo zucchero e i lieviti naturali delle uve nelle autoclavi con Metodo Charmat. Questa tecnica è accessibile solamente alle aziende di grosso potenziale a causa dei costi elevati. Altre aziende producono sempre sotto la DOCG il MOSCATO D'ASTI, un moscato naturale che è più o meno la base di filtrato dolce leggermente fermentato e imbottigliato. La gradazione alcolica è inferiore rispetto allo spumante, circa il 5,5%, è molto più dolce perché molto dello zucchero non si è trasformato in alcol ed è leggermente frizzante perché la presenza di zucchero lo fa rifermentare in bottiglia rendendolo instabile. Accanto a questi due vini c'è un'altra DOCG, il BRACHETTO D'ACQUI o semplicemente ACQUI, ottenuto dal vitigno BRACHETTO che può essere definito una sorta di Moscato rosso poiché è anch'esso aromatico e contiene molti terpèni che sono responsabili della profumazione del vino. Il sistema di produzione del Brachetto è analogo a quello dell'Asti o del Moscato d'Asti a seconda che si tratti della versione spumante o frizzante. E' da sottolineare nell'Astigiano la presenza di due vitigni aromatici che danno vita ad altri vini rossi spumanti: sono la MALVASIA NERA nella DOC MALVASIA DI CASORSO D'ASTI e la MALVASIA DI SCHIERANO nella DOC MALVASIA DI CASTELNUOVO DON BOSCO.

 
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